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venerdì 8 agosto 2014

Quale Cammino fare con i bambini?


Chi come me sta pensando di fare il pellegrinaggio verso Santiago di Compostela si sarà reso conto che in realtà non esiste una sola strada che porta alla tomba dell’apostolo, ma i Cammini sono tanti, diversi tra loro sia per la lunghezza che per le difficoltà che sono diverse a seconda dei territori e dei climi che si incontrano. Mi sono guardata un po’ in giro e ho messo insieme le informazioni dei siti ufficiali, le testimonianze di alcuni pellegrini che li hanno percorsi e quel minimo di esperienza personale e ho ricavato un quadro che permette di capire cosa aspettarsi e quale cammino scegliere.

Ovviamente la disanima che abbiamo fatto non ha la pretesa di esaurire quanto si può dire sui vari Cammini, abbiamo piuttosto cercato le informazioni che ci interessano per inquadrarne le caratteristiche principali e per approfondire in seguito la ricerca di informazioni su quelli che ci sembrano più fattibili.


Le tracce dei vari Cammini sono fatte da me giusto per indicarne in linea di massima il percorso, su Eroski (Spagnolo) troverete mappe molto più dettagliate con altimetrie e tutte le informazioni utili su rifugi, ostelli e alberghi.
Cliccate sul nome del Cammino per aprire le pagine corrispondenti













domenica 3 agosto 2014

Chi può ricevere la Compostela?

Chi ha fatto il pellegrinaggio, risponderete voi. 

Ma per aver compiuto il pellegrinaggio è sufficiente aver camminato a lungo su un determinato percorso ed essere giunti alla meta prestabilita? Il pellegrinaggio ha storicamente una connotazione religiosa e, nell’intento di chi gestisce la distribuzione delle Compostele è ancora così, anche se meno della metà delle persone che lo percorrono dichiara scopi religiosi.

Ma andiamo per ordine e, alla fine, arriveremo anche ai bambini.

La Compostela è un documento che viene rilasciato ai pellegrini che giungono a Santiago a piedi ed hanno percorso almeno gli ultimi 100 km a piedi o a cavallo o gli ultimi 200 km in bicicletta. A testimoniare che la strada richiesta è stata effettivamente percorsa ci sono i timbri sulla Credenziale che ogni pellegrino fa apporre ogni volta che si ferma a dormire o fa delle soste.

Da quello che ho potuto capire, negli ultimi anni, pare che all’Oficina de Peregrinos a Santiago siano diventati particolarmente severi nei controlli e che, soprattutto per coloro che percorrono solo l’ultima parte, siano richiesti più timbri al giorno. Conviene quindi farsi apporre un timbro ogni volta che ci si ferma in un bar o a visitare qualche chiesa.

Ma ci sono pellegrini che, anche avendo percorso quello che ad oggi, almeno in Italia, è ritenuto il percorso completo da Saint Jean Pied de Port a Santiago potrebbero non vedersi consegnare la Compostela e sono coloro che hanno dichiarato di aver percorso l’intero tragitto per motivazioni diverse da quelle religiose, ad esempio per motivi sportivi, culturali, ecc… In questi casi viene rilasciato un documento di Benvenuto che però non è la Compostela, anche se sono sicura che a coloro che percorrono il Cammino di Santiago con motivazioni diverse da quelle religiose non interesserà avere un documento religioso, ma saranno felici di ricevere una carta “civile” che attesti l’arrivo a Santiago.

Da poco tempo è possibile, pagando un piccolo contributo, ricevere il Certificato di Distanza (sempre all’Oficina de Peregrinos), un documento che attesta data e luogo di partenza, data e luogo di arrivo e Cammino percorso. Che dire? Una succulenta prelibatezza per tutti quei pellegrini che amano distinguere quelli che hanno fatto tutto il percorso (da casa?) rispetto a quelli che ne hanno fatto solo un pezzettino.
Se poi ci si volesse fregiare di un ulteriore attestato di tipo atletico si potrebbe proseguire a piedi fino a Finisterrae e richiedere, sempre mostrando un congruo numero di timbri, la Finisterrana (o Muxiana, a seconda di dove si giunge a piedi).

E i bambini? Qui bisogna aprire una parentesi. I piccoli pellegrini che giungo alla tomba dell’Apostolo a piedi o in passeggino hanno una motivazione religiosa che li ha spinti fino alla meta? Probabilmente no, ma come fare a distinguere coloro che ce l’hanno da quelli, la maggior parte, che hanno camminato per seguire mamma e papà? La regola è chiara, se hanno più di dieci anni e se hanno fatto la Prima Comunione (qui la notizia) si ritiene che possano aver raggiunto una coscienza chiara di quello che stanno facendo e per questo motivo solo ai bambini con una di queste caratteristiche  verrà rilasciata la Compostela, tutti gli altri dovranno farsi bastare il documento di Benvenuto.

Devo dire che di primo acchito questa cosa mi fa storcere il naso. Come? Il mio piccolino che ha fatto la stessa mia fatica, forse di più, e non può ricevere alla fine lo stesso “premio” che ricevo io? Se il pellegrinaggio fosse una sorta di gara di resistenza questa sarebbe un’ottima obiezione, ma per fortuna non lo è, non è previsto nessun premio all’arrivo e se la Compostela richiede oltre all’attestazione del percorso compiuto che siano anche chiari gli intenti religiosi è così, punto e basta. Non è obbligatorio andare a Santiago, non è obbligatorio ricevere la Compostela e se si decide di fare questo genere di esperienza se ne accettano le regole per come sono, basta conoscerle.


Trovo anzi positivo e generoso che si sia voluto pensare anche a tutti coloro che percorrono il Cammino per motivazioni personali producendo certificati che attestino il percorso compiuto, con un occhio di riguardo anche a coloro, e sono tanti, per i quali sono fondamentali tempo e strada percorsa.
"A cosa serve ricevere la Compostela se perdi il pellegrinaggio?" Parafrasando S.Ignazio di Loyola da Jacobeo.net

sabato 2 agosto 2014

Cammino di Santiago, come preparare i bambini

Come devono essere preparati i bambini per affrontare tutto (o magari anche solo un pezzettino) il Cammino di Santiago?

Preparazione fisica, ma non solo

Quando si parla di imprese del genere si pensa innanzitutto alla preparazione fisica che sicuramente è uno degli aspetti più importanti e da non sottovalutare; è indispensabile che il bambino sia allenato a camminare per poter affrontare tappe che, pur essendo più corte di quelle proposte dalle guide, sono impegnative e richiedono loro di camminare molto più a lungo di quanto sono abituati a fare. Se poi gli sarà richiesto di portare un piccolo zaino (sempre senza superare il 10% del suo peso corporeo) dovrà essere allenato a camminare anche con quello.

Nel caso dei piccoli pellegrini la preparazione al cammino è utile anche per permettere ai genitori di conoscere bene i loro ritmi. Camminano di più all’inizio o alla fine? Hanno bisogno di tante piccole soste (più probabile) o di poche soste, ma prolungate? Quali sono gli espedienti che funzionano di più nei momenti di crisi? A tutte queste domande sarebbe meglio saper rispondere prima della partenza per evitare di trovarsi nel bosco tra Roncisvalle e Zubiri a dover fronteggiare pianti e piedi puntati senza saper cosa fare. Quindi ben venga un’ottima preparazione atletica!

Saper fare

È vero che il camminare è l’attività preponderante per un pellegrino, piccolo o grande che sia, ma ci sono altri aspetti che noi diamo per scontati e che invece per i nostri piccoli potrebbero essere imprese altrettanto ardue che attraversare la Meseta. Ma anche i grandi si stancano lungo il cammino ed avere dei figli più autonomi che non richiedono di correre ogni tre per due (conoscono bambini di otto anni che non si versano neanche un bicchier d’acqua) può essere un aiuto per tutti. Ogni genitore sa fino a dove il proprio figlio può fare da solo e dove deve intervenire un adulto, io, che sono una mamma pigra, devo dire che ho dei figli abbastanza autonomi, ma si può ancora lavorare su qualche cosa. Ecco quindi la mia lista dei Saper Fare da conquistare prima di partire.

1 Saper fare la doccia da soli. Le docce degli albergues non sono come quelle di casa. Devono sapere come gestire le mini bottigliette di doccia shampoo senza sprechi ed andare in doccia con l’accappatoio senza bagnarlo completamente durante il lavaggio. Se poi si riuscisse anche ad ottenere un sufficiente livello di igiene e pulizia allora sarebbe il massimo davvero.

2 Saper usare i bagni pubblici. Ogni tanto ci capita di portarli in bagno nei locali pubblici e sappiamo cosa vuol dire. Che nei bagni pubblici non si tocca nulla (o il meno possibile) già lo sanno, ma sarebbe bene che imparassero anche ad utilizzare i copri water e le temutissime turche.

3 Sapersi allacciare gli scarponcini. Non è indispensabile, ma sarebbe bello se fossero autonomi anche in questo.

4 Sapersi adattare a mangiare quello che c’è. Non stiamo andando in mezzo al deserto, in genere si trovano bar con alimenti commestibili, ma può essere che i bambini si mettano in testa che una cosa non la mangiano e che ne vogliono un’altra assolutamente irreperibile nel giro di poche centinaia di metri.

5 Saper camminare lungo strade carrabili senza marciapiede. A seconda di dove si abita i bambini potrebbero essere già abituati a farlo o meno, ma, anche se sono già abituati, i molti chilometri percorsi in sentieri in cui possono camminare liberamente potrebbero portarli ad affrontare nello stesso modo i tratti di carretera trafficata. Devono quindi capire che si deve stare sul bordo della strada, vicino ad un genitore e che non si può correre.

Le raccomandazioni più importanti

Infine, ma forse prima di tutto, dovremmo insegnare ai bambini come interagire con le altre persone. Lungo il Cammino si fanno tantissimi incontri, questo lo ha già capito anche mia figlia solo vedendo i miei video e le foto, si diventa amici e si raggiunge un livello di profondità dei rapporti che difficilmente si ritrova in altri contesti (soprattutto con persone appena conosciute). È uno degli aspetti che mi piace che i miei bambini colgano e vivano. Ma è giusto che i bambini imparino a fidarsi di tutti a prescindere?  Credo che sia fondamentale anche qui, come a casa, insegnare loro che prima di fare qualunque cosa, compreso fidarsi di una persona e seguirla, devono chiedere il permesso ai genitori o alle persone da loro indicate.
Detta così sembra un’ovvietà, ma quando ci si trova nel bel mezzo del Cammino le percezioni nei confronti degli sconosciuti cambiano completamente, si è portati a fidarsi di chiunque. Elisabetta Orlandi racconta nel suo libro Un milione e Ottocentomila passi che un giorno il piccolo Joan si lamentava e non voleva proseguire e lei, non sapendo che altro fare, lo ha affidato ad un uomo che passava, se non ricordo male, con una sorta di monopattino per portarlo al pueblo seguente. Solo dopo qualche istante si è resa conto che aveva appena affidato il bambino ad un perfetto sconosciuto che lo ha portato via ad una velocità che per lei, a piedi e con lo zaino, era assolutamente irraggiungibile. Fortunatamente tutto è andato bene, però questo episodio è molto significativo e fa comprendere perché si debba insistere su un aspetto che nel quotidiano si dà abbastanza per scontato.

Insomma, i bambini si possono preparare al cammino e credo che il modo migliore per farlo sia quello di far rientrare questa “preparazione” nell'ambito delle cose normali che si fanno, senza far pesare che devono imparare questo o quell’altro per fare il Cammino di Santiago. I bambini che arriveranno più preparati saranno quelli che già nel loro quotidiano vivono gli aspetti di cui abbiamo parlato.


Ultrya!

mercoledì 30 luglio 2014

Cammino di Santiago, ma le cimici dei letti? Vogliamo parlarne?

Ero già angosciata dalla possibilità di incontrare piccoli animaletti nei letti quando avevo percorso il mio primo tratto di Cammino anni fa, adesso che immagino di percorrerlo con i bambini questa mia preoccupazione rischia di diventare ASSILLO e voglio arrivare preparata a combattere le cimici con ogni mezzo, con la speranza che ora che arriveremo noi sul Cammino di Santiago abbiano cominciato a predisporre un piano sanitario per debellare il problema.
Nel 2010 Immacolata, un’italiana che ha fatto l’ospitalera per 15 giorni a Bercianos del Camino ha evidenziato il problema in un post del suo blog proponendo (o forse solo auspicando) delle soluzioni che prevedono un protocollo condiviso e l’intervento di più forze congiunte dagli ospitaleri stessi, alle autorità sanitarie ai veterinari. Non so se sia stato fatto qualche cosa a questo proposito, me lo auguro e devo dire che in questo momento quello che mi interessa di più è capire come comportarmi e che cosa utilizzare per evitare di incorrere nel problema o, nel caso, di affrontarlo nel migliore dei modi.
Innanzitutto esistono delle indicazioni ufficiali che si trovano un po’ ovunque lungo il cammino e che recitano più o meno così (liberissima traduzione a senso):
Indicazioni ufficiali su come comportarsi in caso di cimici
Come prevenire le cimici (chinches cominciano ad imparare lo spagnolo base del pellegrino)
1 Evita di sostare in luoghi ove si sospetta la presenza di cimici.
2 Non mettere lo zaino o gli altri equipaggiamenti sopra il letto.
3 Controlla minuziosamente il letto (pieghe, sotto il materasso, angoli), il materasso, la biancheria del letto, la mobilia e tutto quello che è di tua pertinenza.
4 Controlla minuziosamente tutti i tuoi vestiti e oggetti compresi i bordi e gli orli, elimina le cimici che trovi e lava tutto ad alta temperatura 60°- 70°C.
5 Prima di dormire cospargi un repellente per uso topico su tutto il corpo.
6 Avvisa immediatamente l’ospitalero se vedi delle cimici
Come trattare le punture delle cimici
1 Lava la zona della puntura con acqua e sapone.
2 Se il prurito e l’irritazione sono particolarmente forti e fastidiosi applica una crema calmante che puoi acquistare in farmacia.
3 Se il prurito è difficile da sopportare, la reazione allergica molto intensa e compaiono infezioni sulla pelle, vai subito da un medico.
4 Si raccomanda di non grattarsi nella zona della puntura, perché potrebbero aprirsi delle ferite attraverso le quali potrebbero entrare infezioni.
5 Secondo le attuali conoscenze le cimici dei letti non sono un veicolo di trasmissione di agenti patogeni e di malattie tra le persone.

Fin qui quello che ci viene consigliato, ma io mi sentirei di attuare qualche precauzione in più. Innanzitutto aggiungerei che, se nel tuo letto trovi una cimice, avvisi l’ospitalero, giri i tacchi e vai da un’altra parte (sempre che ci sia un altro luogo pronto ad ospitarti, ovviamente).
In secondo luogo non limiterei il lavaggio ad alta temperatura solo ai momenti post contagio da cimici; moltissimi rifugi (albergues) sono dotati di lavatrice e asciugatrice (lavadora e secadora) ed è bene approfittarne ogni volta che si può. Se da soli non si riesce a fare un carico pieno si può fare a metà con altri pellegrini (scegliete quelli che vi sembrano avere le condizioni igienico-sanitarie migliori). Se si è stati contaminati conviene un bel giro in una lavanderia a gettone (se la si trova) e dare una bella lavata anche allo zaino.
Ho letto poi che qualcuno, ogni mattina, ripone il sacco letto e il sacco a pelo in un sacchetto di plastica con all’interno della canfora, in questo modo si può evitare di portare a spasso le simpatiche amichette nel caso si fossero intrufolate. L’ideale sarebbe poter utilizzare in accoppiata con il sacco a pelo delle lenzuola con cui rivestire il letto (di quelle leggerissime) e magari una federa (io me l’ero portata e non ci rinuncerei mai).
Prima di dormire una bella spruzzata con un repellente per insetti tipo Autan insistendo in particolare per quelle parti che rimangono esposte come viso, collo, orecchie, braccia. Un bel giro di Autan anche al lenzuolo e all’interno del sacco a pelo e speriamo che per le prime ore della notte le chinches sloggino e vadano a fare visita ad altri pellegrini (sì, quelli che mi hanno segretamente e palesemente insultato per l’odore di Autan), perché l’effetto non dura per tutta la notte. Se vi dà fastidio l’odore potrete preparare il vostro repellente seguendo la ricetta di questo pellegrino (Edward) che pare sulle cimici la sappia veramente lunga.
Nei casi più gravi comunque le punture si curano con pomate antistaminiche o antistaminici per bocca e, nel caso anche con un ciclo antibiotico, ma ovviamente è bene passare prima da un medico che, lungo il cammino, sarà sicuramente esperto del problema. L’importante è non tergiversare.

Qui trovate il mio vademecum personale redatto tenendo in considerazione le precauzioni ufficiali e un po' di buon senso, per cercare di non incorrere nel problema delle cimici, sperando che sia sufficiente!

Cosa fare in caso di cimici pdf da scaricare


Naturalmente vorrei evitare che i miei bambini vengano punti, mi sa che provo anche io il repellente a base di olio di Neem e poi vediamo. 
Per ora lo testo sulle zanzare che ci stanno massacrando.
In qualche altro post vi parlerò delle zecche, altro pericolo in agguato per i pellegrini e degli altri consigli “ufficiali” dedicati ai pellegrini.

Ultreya!

martedì 29 luglio 2014

Cammino di Santiago con i bambini, si può fare?

È possibile intraprendere il Cammino di Santiago con i bambini? 

Credo che questa sia la prima domanda che ogni MADRE si pone. E dico ogni madre perché sono convinta che ad un padre l’idea di fare con i propri figli piccoli una cosa tanto folle non verrebbe mai e che quelli che l’hanno compiuta si siano immolati per evitare che una pazza scatenata si avventurasse da sola con i pargoli tra le lande assolate della Spagna.  

È per rispondere a questa domanda che oggi, approfittando del diluvio che ci accompagna ormai da più di trenta ore, ho cercato sul web un po’ di testimonianze di persone che hanno deciso di intraprendere il cammino con i bambini per cercare di capire come si sono trovati, quanta strada hanno percorso e come hanno reagito i loro bambini. Insomma si può fare o no?

Visitando con frequenza le pagine Facebook dedicate al Cammino mi ero già resa conto che i mini pellegrini in questi ultimi dieci anni sono decisamente aumentati

All’epoca avevo incontrato solo una mamma con un bambino di una decina d’anni, eravamo a Zubiri e non gli abbiamo più incontrati di seguito; si potrebbe pensare che il motivo fosse che una signora con bambino al seguito procedono con più lentezza rispetto a due balde giovanotte poco più che trentenni e mi piacerebbe lasciarvi con questa illusione, temo però che il motivo sia decisamente opposto, ossia che madre e figlio nordici erano molto più preparati e veloci di noi e ci hanno lasciato alle spalle alla seconda tappa.

Ma tornando alla mia missione di oggi, quella cioè di raccontarvi gli incontri (rigorosamente unilaterali e virtuali) che ho fatto affrontando la mia ricerca. Ecco qui di seguito chi ho trovato:

Di Elisabetta Orlandi ho già detto tantissimo qui e qui, per chi non la conoscesse dico solo che è una mamma veronese che un giorno è partita con il suo Joan di otto anni, sono scesi dal treno a Saint Jean Pied de Port e hanno camminato fino a Santiago. Chi vuole saperne di più può leggere Un milione ottocentomila passi, il poetico e divertente libro in cui Elisabetta ha riversato il proprio diario di viaggio.

La Mamma ed il Papà di 30.000 passi al giorno hanno cominciato due anni fa con il Cammino Francese e due bimbe che all’epoca avevano 2 e 4 anni per poi continuare l’anno scorso con Il Cammino Portoghese e quest’anno con la Routa de la Plata. Vi anticipo solo che le bimbe viaggiano ancora in passeggino (beate loro!) e sono bravissime ed educate, condizioni irrinunciabili per poter solo pensare di intraprendere qualsivoglia avventura.

Poi c’è  Filo Cristina Viva Brasil (così la si conosce il facebook) che con Daniel di 7 anni ha appena compiuti l’intero Cammino Francese tra momenti di gioia e momenti difficili e che ha dato a tutti la possibilità di seguire la propria avventura tramite i post in alcuni gruppi Facebook. L’ultimo? A Daniel pare non basti Santiago e vuole proseguire.

Un papà francese ha raccontato la sua avventura con quattro bambini piccolissimi, una mamma e due asinelli in un articolo per le Figaro. 250 chilometri tra caldo e freddo, sole e pioggia, febbre e gioia e la promessa di tornare per concludere quello che avevano cominciato.

Constance e François-Marie si fidanzano lungo il Cammino di Santiago e dopo un paio d’anni vogliono ritornare su quelle strade dove era scoppiato l’amore. Un classico? Se ci mettete di mezzo una bambina di 2 mesi, Faustine, non tanto. Hanno raccontato la loro esperienza in un articolo su Radio Camino ed in effetti se ci pensate l’unico problema che non avevano era il pasto della piccola! E per dormire? La mamma giura che la bambina non ha mai svegliato gli altri pellegrini perché lei riusciva a prevenire i suoi risvegli. 
Tanto di cappello, perché, non so voi, ma quando i miei figli avevano due mesi ci mancava solo che mi mettessi a fare 20 km al giorno zaino in spalla, altro che prevenire i loro risvegli!

Altre storie di Cammino con i bambini le trovate qui

Per ora ho trovato questi, ovviamente continuerò le mie ricerche e vi aggiornerò, ma se qualcuno si chiedesse ancora se è possibile fare il Cammino di Santiago con i bambini, mi pare che qui possa aver trovato le risposte.


Ultreya!